Esempi, benefici e casi virtuosi di riuso e riciclo

Perché puntare sull’economia circolare?

Per due motivi.

Il primo: la circular economy già oggi è un’enorme fonte di ricchezza. Secondo il report “Circular Europe” realizzato da Fondazione Enel e The European House-Ambrosetti, nel 2018 essa ha generato tra 296 e 376 miliardi di euro di Prodotto interno lordo, pari al 2-3% del totale attuale. Inoltre può stimolare investimenti con un impatto complessivo per 90-110 miliardi di euro e ha contribuito ad aumentare l’occupazione fino a 2,5 milioni di posti di lavoro.

La seconda, ben più importante, riguarda la nostra stessa sopravvivenza sulla Terra (che richiede un cambio drastico del modo di intendere la gestione delle risorse): “esiste un solo pianeta Terra, eppure da qui al 2050 consumeremo risorse pari a tre pianeti”, ha affermato Virginijus Sinkevičius, Commissario UE responsabile per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, in occasione della presentazione del nuovo piano d’azione per l’economia circolare, adottato lo scorso marzo dalla Commissione europea.

Cos’è l’economia circolare? Definizione e significato del termine

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo antitetico all’economia lineare, che è un modello scandito da cinque fasi: estrazione, produzione, distribuzione, consumo e smaltimento.

La circular economy, invece, spiega il Parlamento Europeo implica: condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile in modo da allungare sensibilmente il ciclo di vita dei prodotti e ridurre al minimo il quantitativo di rifiuti.

Secondo la Fondazione Ellen McArthur, tra le più importanti fondazioni private USA, il modello corretto di economia circolare mira a ridefinire la crescita, concentrandosi sui benefici positivi per la società. Essa comporta il graduale disaccoppiamento dell’attività economica dal consumo di risorse finite e la riprogettazione del futuro dei rifiuti. Sostenuto dalla transizione energetica, ovvero il passaggio verso le fonti energetiche rinnovabili, il modello circolare costruisce capitale economico, naturale e sociale.

I vantaggi dell’economia circolare

Riuso, riciclo, rigenerazione, riparazione e reimpiego: questi sono i verbi che meglio spiegano cos’è l’economia circolare e cosa serve. Uno dei pilastri dell’economia circolare è azzerare o quantomeno ridurre l’utilizzo di materie prime e il quantitativo di rifiuti generati. Solo in Unione europea ogni anno si usano quasi 15 tonnellate di materiali a testa, mentre ogni cittadino UE genera ogni anno una media superiore a 4,5 tonnellate di rifiuti, la metà dei quali è smaltita nelle discariche.

I benefici sarebbero ubiqui nell’adozione di un modello di economia circolare, capace di generare svariati risvolti positivi per l’ambiente. Innanzitutto consideriamo l’impiego di materiali secondari anziché di materiali primari e la riduzione di emissioni di gas effetto serra, principalmente riconducibile alla riduzione dell’uso di materie prime vergini e all’uso di energie rinnovabili.

L’Economia Circolare, “sebbene sia ancora in fase embrionale in numerosi Stati Membri, rappresenta un’opportunità per promuovere l’occupazione e le industrie a livello europeo”, sottolinea il già citato report di Enel–Ambrosetti. “Nel 2018 è correlata a circa 300-350 miliardi di Euro di Prodotto interno lordo nell’UE 27 più Regno Unito (2%-3% del PIL attuale)”, precisando che all’Italia conseguirebbero 27-29 miliardi di euro, pari all’1%-2% del Pil attuale. Inoltre, può stimolare gli investimenti, con un effetto stimato di 8-9 miliardi di euro sugli investimenti italiani. In termini occupazionali, il passaggio da un modello di sviluppo lineare a quello circolare è associato a quasi 2,5 milioni di posti di lavoro dei quali 200mila in Italia.

Riprogettare, riducendo il più possibile, il quantitativo dei rifiuti, è un obiettivo cardine nell’attuazione del modello circular. Lo rileva il Piano d’azione per l’economia circolare della Commissione UE, presentato come uno dei principali elementi del Green Deal europeo, il nuovo programma per la crescita sostenibile in Europa. Nel Piano si pone l’accento sulla necessità di evitare anzitutto i rifiuti e di trasformarli in risorse secondarie di elevata qualità “che beneficiano di un mercato delle materie prime secondarie efficiente”.

Si parte dalla consapevolezza della notevole mole di rifiuti di vario genere prodotta in Europa: in media ogni cittadino europeo produce quasi mezza tonnellata di rifiuti urbani l’anno. Per quanto riguarda gli imballaggi, si parla di 173 kg a persona (dati 2017) per non parlare del cibo sprecato, circa un quinto di quanto prodotto.

Ma non va certo meglio a livello mondiale: solo a proposito di rifiuti elettronici, assomma a 53,6 milioni di tonnellate di immondizia elettronica prodotta solo lo scorso anno nel mondo.

Cosa si propone di fare il nuovo Piano d’azione per affrontare e ridurre più possibile il quantitativo dei rifiuti? Essa intende migliorare la durabilità, la riutilizzabilità, la possibilità di riparare i prodotti, disciplinando la presenza di sostanze chimiche pericolose negli stessi e aumentandone il contenuto riciclato. Perché c’è la convinzione che riciclare è meglio. È anche questione di numeri: attività circolari come la riparazione, il riutilizzo o il riciclo hanno generato (dati 2016) un valore aggiunto di quasi 147 miliardi di euro, a fronte d’investimenti per un valore di circa 17,5 miliardi di euro.

Sulla maggiore durata di vita dei prodotti, punta anche a sancire entro il 2021 il “diritto alla riparazione” nelle politiche dell’UE connesse ai consumatori e ai prodotti. Intende promuovere una maggiore consapevolezza e conoscenza dei cittadini, in modo da fornire ai consumatori informazioni più attendibili sui prodotti. Altri interventi saranno pensati per limitare i prodotti monouso e lottare contro l’obsolescenza prematura. Si punterà anche ad azioni più rigide: per esempio, sugli imballaggi la Commissione UE intende fare in modo che tutti quelli immessi sul mercato europeo siano riutilizzabili o riciclabili in modo economicamente sostenibile entro il 2030.

La situazione in Italia: politiche ed esempi virtuosi

Le iniziative prese a livello europeo hanno riflessi significativi sull’Italia, anche in tema di economia circolare. Partiamo dal Green Deal, ovvero le iniziative politiche condotte dalla Commissione europea per centrare il traguardo della neutralità climatica entro il 2050.

A livello nazionale, la legge di bilancio 2020 contiene alcune prime misure specifiche in ottica green a partire dall’istituzione di un fondo da 4,24 miliardi di euro per il periodo 2020-2023 per gli investimenti pubblici che servirà a sostenere progetti e programmi di investimento innovativi ad elevata sostenibilità ambientale.

Spiega Enea, nel “Rapporto sull’Economia circolare in Italia 2020” Saranno supportati investimenti per l’economia circolare, oltre che per la decarbonizzazione dell’economia, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l’adattamento e la mitigazione dei rischi derivanti dal climate change.

Il Ministero dello Sviluppo economico, sul tema, ha pubblicato ad agosto un decreto specifico finalizzato a sostenere la sperimentazione di soluzioni innovative nei prodotti, processi e servizi per l’utilizzo efficiente e sostenibile delle risorse. Dal 5 novembre sarà possibile presentare le domande per accedere alle agevolazioni in favore di progetti di ricerca e sviluppo per la transizione circolare.

In Italia di progetti e di esempi virtuosi se ne contano diversi.

Nel settore tessile, c’è chi come l’azienda Monvania sta lavorando al riciclo dei cascami di cotone per produrre viscosa. Questo materiale solitamente si ricava dalla polpa di legno: usare, invece, scarti di cotone, ha permesso di evitare il taglio “di 182 piante ad alto fusto nell’arco di meno di un anno”, ha spiegato l’amministratore delegato, Matteo Livio.

A livello energetico va segnalato il caso, già illustrato su Wise Society, del gruppo italiano Future Power che propone mini digestori anaerobici capaci di generare biogas e fertilizzante bio dall’organico di scarto senza consumare energia, rappresentando un’ottima idea per i Comuni.

Un altro caso virtuoso riguarda l’italiana Parasacchi, specializzata nella produzione e vendita di bobine di plastica e in lavorazioni plastiche, che ha avuto l’idea di trasformare in complementi d’arredo le bobine di produzione della sua azienda. Non solo: ha avviato la produzione di una linea di bobine realizzate con materiali riciclati ottenuti da prodotti post-industriali.

Ma sono numerose le esperienze. Anzi, c’è chi ha pensato di mapparle: nell’Atlante Italiano di Economia circolare se ne contano già 200. Il numero è in costante aumento.